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La posta in gioco

Attualmente sono in atto due ricerche: 1) Sull'atto della nascita; 2) Sulle "fobie spazialiW.

La posta in gioco

Messaggiodi guido il 24 feb 2017, 12:08

Il punto. Che cosa è in gioco nella ricerca in corso? Quale la posta?
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Si è in una fase in cui si ricerca la prova, sicuramente utile anche alla grafologia .
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Si stanno sperimentando conformazioni grafiche simbolizzate. Principalmente la “f” (già studiata nell’ambito della ricerca relativa all’atto della nascita), la “p”, la “l”, la “d”. Il campione è costituito da specifiche forme di tali lettere, formalizzate e definite con precisione nei costitutivi, mentre il controllo è costituito da lettere dello stesso tipo aventi conformazioni diverse.
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Parallelamente, si stanno definendo idee delle “fobie spaziali” e per farlo le si è dovuto ridurre ad oggetti di grafica simbolizzata. Vale a dire, ad esempio, che non è studiata la fobia del buio, che è un oggetto di altre discipline, ma è indagata una fobia oggetto di grafica simbolizzata. Una fobia del buio grafologicamente intesa, insomma.
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Si ricerca – ecco un punto di grandissimo interesse – la prova di una teoria specifica, originale e completamente autonoma (ma va ricordato che tutto nasce nell’ambito della grafologia, soprattutto morettiana). Nella grafica simbolizzata, infatti, tutto è oggetto (ossia è costantemente studiato e sottoposto a verifica): sia la teoria sia la semeiotica sia il senso di quest’ultima. Ed ogni caratteristica di senso, come già visto, è a propria volta un oggetto di grafica simbolizzata.
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Necessariamente ed obbligatoriamente si progredisce nel campo della scoperta (meglio dire della comprensione) ed ancora una volta costituisce scoperta il tutto, sia un nuovo concetto di teoria sia una nuova conformazione grafica provvista di significato ed ogni conformazione grafica anche microscopica, ovviamente, ha un significato di condizionamento, anche se talora ci è ancora sconosciuto. In questo senso, costituiscono scoperta sia la conferma del senso dei tagli delle “t” apposti nella zona media e collegati alla lettera successiva, dei quali si parlò ormai otto anni fa, sia un particolare convolvolo della “p” (cfr. figura), definito della capovolta, solo una settimana fa neanche sospettato. Entrambi gli oggetti sono stati sempre confermati nelle innumerevoli interviste effettuate.
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Alla base ci sono queste tre idee, originali ed autonome anche loro:
1) Siamo stati programmati per concepire (anche noi stessi) secondo una grafica simbolizzata, a partire dal primo momento in cui abbiamo iniziato a percepire;
2) La scrittura (il modello calligrafico) non è un prodotto del cervello, ma è la storia simbolizzata di un popolo; di conseguenza, la manoscrittura è la storia dello scrivente (i metodi grafologici, invece, indagano il temperamento e il vissuto dello scrivente). Vale a dire che ogni episodio vissuto come evento, in quanto ha prodotto un condizionamento, è registrato nella manoscrittura, sotto forma di fotografia simbolizzata. Insomma, la manoscrittura è un test della verità autosomministrato. Un test, tuttavia, che come si sta dimostrando, può essere somministrato, per fini specifici, invitando lo scrivente a redigere parole, non parole (ossia stringhe prive di senso, come ad esempio, “vaffante”), nonché numeri ed altro (ivi compreso lo stampatello);
3) La provocazione stimolo che agisce sullo scrivente è il modello calligrafico e principalmente la singola lettera (relazione endogena) e le lettere di una singola parola (relazione esogena). Vale a dire che ogni lettera manoscritta, logicamente, si adatta secondo la natura della relazione con le lettere contigue.
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Da tutto quanto sopra ne deriva che la grafica simbolizzata è dipendente solo e quasi debolmente dall’idea di modello, ossia di scrittura, ma è indipendente sia dal concetto di manoscrittura sia dal concetto di scrivente. Vale a dire che – se avrà fortuna – è destinata ad esserci per il sempre, sin tanto che l’uomo saprà eseguire a mano forme geometriche, come le ellissi, i segmenti di retta, le spirali e via via. Sì, perché tutto è nato quando, simbolicamente parlando, eravamo un punto dentro una sacca tridimensionale ed è stato ribadito quando, a nostra volta, abbiamo inglobato un ente tridimensionale, chiamato capezzolo.
Ci si augura, naturalmente, che l'idea di uomo che abbiamo oggi - almeno questa - sia eterna,
guido
 
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