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Un altro parere tecnico di una grafologa

E' in discussione l'esito di uno studio tecnico - comparativo, secondo il quale una formella in ottone deve essere stata realizzata dal giovane Leonardo da Vinci.
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Si sollecitano interventi di storici dell'arte, di artisti e di studiosi, nonchè di chiunque voglia esprimere un parere sul lavoro pubblicato su questo forum.
Si sollecita anche un giudizio dei colleghi grafologi, che potrebbero entrare nel merito dell'intero procedimento dimostrativo della consulenza tecnico-grafica
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Un altro parere tecnico di una grafologa

Messaggiodi guido il 14 lug 2008, 10:45

Abbiamo ricevuto il parere di Antonella Zauli Sajani, laureata in grafologia.
La Zauli svolge un'intensa attività professionale in diversi ambiti applicativi della grafologia, ivi compreso la grafoterapia. In particolare, la Zauli è anche una nota e stimata Consulente tecnico-grafico, del Tribunale di Modena.


Considerazioni sul lavoro di analisi della formella siglata LDV e sulla sua ipotizzata ed accertata attribuzione a Leonardo Da Vinci

Alcune considerazioni preliminari:

1) Il lavoro, di cui è necessario accollarsi il piacere e l’impegno di una lettura attenta ed integrale, appare già nella sua impostazione di presentazione, come il risultato di un lavoro di disamina estremamente attento, competente, ma soprattutto calato completamente nell’opera analizzata.
Si tratta cioè non di una semplice seppur estremamente approfondita analisi su un bassorilievo, ma di uno sforzo di compenetrazione totale, profondamente calata “dentro” l’opera;

2) Il tipo di sguardo con cui Guido Angeloni si è avvicinato all’opera è di totale, prudente, entusiasta, artisticamente neofita interesse a 360°, con un approccio rigorosamente e costantemente autocritico lungo tutto il progressivo sviluppo dell’indagine. Essa abbraccia aspetti stilistici, formali, artistici, storici, tecnici, perfino psicologici, con uno sguardo antropologico che non tralascia nulla;

3) Con questo lavoro si viene accompagnati passo passo, secondo un filo logico dell’autore non preconfezionato ma severamente centrato sull’oggetto di indagine, ragionamento che sembra anticipare e risolvere via via potenziali osservazioni, critiche, aggiunte da parte del lettore. Angeloni nel suo lavoro si fa spietato e motivato osservatore e contro osservatore nel medesimo tempo, non con una tesi dimostrativa già costruita a priori, ma con un atteggiamento di rigoroso spirito investigativo,che scopre continui elementi di analisi e confronto con cui porsi in relazione, di cui domandarsi la natura e la possibile attribuzione;

4) Il principale e dominante punto di partenza, che diviene elemento portante dello svolgimento della ricerca è l’analisi degli elementi e temi figurativi sotto il profilo metodologico peritale di carattere grafologico, che considera gli elementi visibili (del grafismo) , nel loro valore proiettivo, espressivo, psicologico, specificatamente identificante. Ne consegue che, al di là di apparenti e presunte identità valutate sotto il profilo principalmente morfologico, in un confronto di identificazione ogni elemento proporzionale, dimensionale, ritmico (inteso come movimento inscritto nella forma), dinamico (inteso come elemento di progressione), formale, pressorio, di vezione direzionale del gesto, deve trovare una sua precisa collocazione e ragione d’essere in qualità di elemento di identità, difformità, semplice compatibilità, imitazione, dissimulazione, rispetto alla natura dello “scrivente”;

5) L’analisi dell’”ambiente grafico” e di tutti gli elementi in esso presenti (firma, piedi, mani, modellato, ricci, capelli, naso, occhi, ecc.) non risponde solo quindi a criteri stilistico-formali ed attributivi, ma inaugura proprio un percorso di indagine che attraverso quelli, specifichi il “movimento” impresso in ogni “gesto scultoreo”;

6) Le conclusioni, che seguono il profilo procedurale dell’analisi prima del campione in verifica, poi dei possibili campioni comparativi, appaiono, dal punto di vista grafologico-dimostrativo, spaventosamente incontestabili.

L’idea “geniale” di applicare le “leggi del movimento” ad un’opera scultorea, solo apparentemente di natura rigida e statica, o perlomeno anch’essa interessata a tradurre il movimento visivamente, lascia senza parole e sbigottiti. L’indagine grafologica entra spesso nelle ricerche attributive in campo artistico-pittorico, spesso limitatamente alla valutazione della firma: questo risulta il primo tentativo attributivo in campo scultoreo.

Sotto il profilo metodologico quindi non sono riuscita a trovare nessuna controdeduzione. Sotto il profilo grafologico-peritale le considerazioni riportate sono incontestabili, usando la logica della “testa”, ed entusiasmanti, abbandonandosi alla logica del “cuore”: ricordiamo che la ricerca è partita da una richiesta di accertamento di consulenza grafica limitata inizialmente solo alla sigla “LDV” , e solo successivamente ha allargato lo sguardo a tutta l’opera nel suo complesso. Le affermazioni, i “ragionamenti”, le motivazioni riportate nella disamina del prof. Angeloni credo risultino condivisibili da qualsiasi studioso, quindi non solo da grafologi. Sulle conclusioni, di logica interpretazione in base alle considerazioni effettuate, al rigore dell’indagine ed alla certosina (proprio da frate emanuense, anche se la citazione non so se arrivi gradita ad Angeloni!) precisione dell’elaborato, si rimane nello stesso tempo silenziosamente concordi e stupefatti.
L’importanza vera a mio avviso della ricerca non è solo quindi a livello dimostrativo, anche se le conclusioni su un’opera di tale pregio e livello e di tale autore, dopo un atteggiamento iniziale di prudenziale attesa, riecheggerà in tutta la sua doverosa risonanza.

Il “punto” infatti, sempre a mio avviso, è l’aver trovato una chiave interpretativa che, pur muovendosi nell’ambito del massimo rigore procedurale e dimostrativo (anche le immagini sono eccezionalmente probanti), trova spunti e valutazioni interpretative che allargano la visuale ed impongono una nuova metodica che vada ad “identificare” il movimento e lo spirito dell’opera analizzata, o se si vuole, del “gesto scultoreo”.

Questa analisi costituisce senza dubbio una implicita “sfida”, di marchio tipicamente angeloniano, rivolta a tutti, grafologi, artisti, critici d’arte: quella di trovare una smaccatura, una critica, una ingenua od imprudente valutazione al suo percorso analitico. Angeloni ha già detto tutto. Il “problema” è che risulta alla fine un’opera “fastidiosa” ed “invadente” nella sua esigente aspettativa e nel risultato di fatto di un assenso totale da parte del lettore. Le opere d’arte si ammirano e si “ascoltano”. In questo caso si ammira prima di tutto l’opera, oggetto del lavoro, ma anche chi ha saputo presentarcela e farcela comprendere in un modo davvero unico oltre che incontestabilmente convincente e probante.
Antonella Zauli Sajani
guido
 
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